Assistenza Tecnica Computer 02.35983994

info@computerdoc.it

Xiaomi: la start-up che nel 2014 valeva 45 miliardi di dollari, ora ne vale 4

24 Agosto 2016
 Agosto 24, 2016

Xiaomi, nota azienda cinese operante nel settore della tecnologia, è stata soggetta di una svalutazione importante di 40 miliardi di dollari in soli 18 mesi. Visto il prestigio di questa impresa la domanda sorge spontanea: come mai una delle start-up più promettenti degli ultimi anni ha visto decrescere il suo valore in questo modo?

Xiaomi nei suoi tempi d’oro Il periodo più fiorente per il colosso asiatico è stato, sicuramente, quello di dicembre del 2014, mese in cui il valore dell’azienda guidata da Hugo Barra è stata valutata 45 miliardi di dollari. Tra le persone che hanno creduto in questa start-up c’è stato Yuri Milner, investitore che aveva previsto una crescita del valore dell’azienda fino a 100 miliardi di dollari in pochi anni. Milner ha voluto credere in Xiaomi come fece con Facebook quando valeva appena 10 miliardi di dollari, ma anche i migliori possono sbagliare.

Xiaomi e la sua svalutazione di mercato Sono passati 18 mesi da dicembre 2014, mesi che hanno portato via circa 40 miliardi di dollari all’azienda cinese la quale, secondo alcuni analisti, ora varrebbe circa 4 miliardi di dollari. Secondo i dati rivelati dalla società di ricerca IDC, Xiaomi avrebbe visto decrescere le vendite di smartphone di circa il 40% nel secondo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mercato cinese degli smartphone è cresciuto, invece, del 4,6%, segno evidente che le altre imprese hanno incrementato le proprie vendite. A cosa è dovuta questa perdita di valore? Uno dei motivi principali è, sicuramente, la mancata presenza dell’azienda nel mercato globale.

Xiaomi è nota per i suoi prodotti dall’elevato rapporto qualità-prezzo, i quali sono in grado di competere con i top di gamma delle altre case produttrici. L’azienda cinese opera, però, nel mercato cinese e indiano, trascurando gli altri mercati importanti come quello europeo e americano. L’azienda guidata da Hugo Barra, nonostante abbia le potenzialità per operare nei suddetti mercati grazie all’elevata brand awareness detenuta, si trova frenata ad entrare in Europa e negli Stati Uniti a causa dello scarso numero di brevetti posseduti. Le battaglie legali che si presenterebbero sarebbero troppe per l’azienda cinese, la quale si sente, sotto questo aspetto, scoraggiata.

Il mercato cinese, nonostante sia molto fiorente, è caratterizzato da un’elevata concorrenza e da una scarsa fedeltà al marchio da parte degli utenti. Nonostante Xiaomi abbia fatto un ottimo lavoro con le politiche di marketing e di commercializzazione in Cina, gli acquirenti non si fidelizzano ai brand facilmente, tanto che cambiano spesso i marchi dei prodotti che acquistano. Ancora non è chiaro se si tratti solamente di un periodo buio per l’azienda cinese o di una perdita di prestigio che avrà risvolti anche nel futuro.

Riuscirà Xiaomi, secondo voi, a riottenere il valore detenuto un anno e mezzo fa?